I tribunali riconoscono la discriminazione

Sono sempre più frequenti i casi di discriminazioni, anche indirette, rivolte ai disabili, dalla scuola al lavoro, fino ai contesti di vita quotidiana. A titolo esemplificativo si riportano alcuni casi di discriminazione. Ricordiamo, innanzitutto, la pronuncia della Corte di Cassazione che ha stabilito che non è possibile diminuire le ore di sostegno una volta che il piano individualizzato dell’alunno disabile è stato stabilito.

L’amministrazione scolastica non può modificare la quantità di ore assegnate per lo studente affetto da disabilità. Se ciò accadesse si andrebbe in contrasto con il diritto dell’alunno a una pari opportunità scolastica, configurandosi così una discriminazione indiretta.
In secondo luogo, richiamiamo, un’ulteriore discriminazione indiretta, che riguarda una persona affetta da disabilità motoria, che si è vista costretta a rivolgersi al Servizio Legale Antidiscriminazione della SIDIMA (Società Italiana Disability Manager), in quanto il camerino di un negozio di abbigliamento era troppo stretto per poter provare dei capi, entrando in carrozzina, ottenendo così un risarcimento dei danni di mille euro, il pagamento delle spese legali e un camerino più grande.

Infine, si richiama una sentenza del il Tribunale di Mantova che ha riconosciuto la discriminazione indiretta nei confronti di una persona con disabilità motoria, impossibilitata a far visita alla tomba del padre, a causa dell’inaccessibilità del cimitero.