Presentata la Carta sulla qualità nei Dh di Onco-ematologia

Presentata la Carta sulla qualità nei Dh di Onco-ematologia

Napoli, 29 ottobre 2019

Presentata la Carta sulla qualità nei Dh di Onco-ematologia

Day hospital onco-ematologici Campani: buoni i tempi d’accesso alle terapie erogate nei tempi previsti e ottimo il rapporto tra personale sanitario e paziente, critiche le attese nei DH, fino a 8 ore, scarsa l’organizzazione, l’orientamento e il supporto al paziente nella gestione degli aspetti burocratici. Necessario lavorare su organizzazione e informatizzazione. La carta della qualità come strumento di lavoro

Presentata la Carta sulla qualità nei Dh di Onco-ematologiaL’organizzazione dei servizi e la cura del paziente sono aspetti fondamentali che impattano
fortemente sul percorso di salute dei cittadini. Riuscire ad elaborare dei percorsi comuni che tengano
conto dei punti di vista di tutti i soggetti coinvolti è stato l’obiettivo del seminario che si è svolto oggi
a Napoli, organizzato da Cittadinanzattiva, con il patrocinio della Regione Campania e del Comune di
Napoli.
Ne hanno discusso insieme esponenti di Cittadinanzattiva, i Direttori Generali delle ASL e delle AOU e
i vertici della struttura commissariale a partire dal monitoraggio svolto da Cittadinanzattiva sui
DayHospital onco-ematologici presenti in regione.
Obiettivo è l’adozione della carta della qualità in onco-ematologia, uno strumento condiviso e
comune che racchiude le esigenze sanitarie e sociali dei percorsi di cura.
Di seguito i dati del monitoraggio

Il tempo trascorso per fare terapie è un tempo che impatta molto nella vita del paziente. Per questo
motivo abbiamo deciso di concentrare il nostro monitoraggio sul rispetto del tempo dei pazienti
andando a valutare l’organizzazione dei DH per capire eventuali aspetti da migliorare.
La maggior parte dei pazienti impiega fino a 1 ora per recarsi nei DH, il 40% dei pazienti trascorre
all’interno del dh per eseguire la terapia 3/4 ore, un altro 40% fino a 6 ore ma c’è chi trascorrere anche 8
ore.
Questo tempo impatta molto o eccessivamente sulla vita lavorativa per il 30% dei pazienti e sulla vita
familiare per il 25% dei pazienti che spesso devono essere accompagnati da familiari lavoratori (43%)
I motivi di queste attese vanno ricercati nell’organizzazione dei DH Campani. Dal monitoraggio emerge
ad esempio che i pazienti nel 66% dei casi vengono convocati tutti alla stessa ora per eseguire le terapie
senza prevedere uno scaglionamento in base al tipo di terapia (lunga o breve) che devono eseguire.
Inoltre i pazienti eseguono gli esami ematici, propedeutici al nulla osta alla terapia, lo stesso giorno in cui
la effettuano. Questi due aspetti (convocazione allo stesso orario ed esecuzione degli esami lo stesso
giorno) rappresentano i primi punti critici dell’organizzazione poiché forieri di sovraccarico per la
struttura stessa ed il personale sanitario (medici, infermieri e farmacisti).
I Dh campani non si dotano di un software informatico nel 30% dei casi. Laddove adottato è utilizzato
prevalentemente per la gestione degli appuntamenti ma nel 50% dei casi non è utilizzato per organizzare
gli appuntamenti in base alla tipologia di trattamento. In pratica chi potrebbe attendere poche ore per
eseguire una terapia breve attende come quel paziente che deve eseguire una terapia lunga, senza
differenziare i percorsi. Oltre il 55% delle strutture non possiede un software per la gestione del percorso

del paziente nel DH e solo la metà di chi lo utilizza è in grado di tracciare il percorso del singolo paziente
nelle varie fasi della giornata, rilevare i tempi medi di esecuzione delle varie fasi e quindi avviare azioni di
miglioramento del percorso di cura in base ai feedback.
Aspetti molto critici nell’orientamento e supporto al paziente.
Nel 40% dei DH monitorati non è presente un servizio interno con funzione di orientamento ai servizi
presenti, il 60% dei dh non prevede la stampa di opuscoli informativi. Nel supporto alle pratiche
amministrative (rilascio certificazioni invalidità/hanicap, rilascio certificati esenzione ticket, richiesta
protesi e ausili) sebbene la struttura dichiari di eseguire queste funzioni, il giudizio dei pazienti è
piuttosto netto. Oltre il 70% dei pazienti dichiara che non è stato informato e supportato nei diritti
connessi alla propria patologia nell disbrigo di pratiche amministrative. Inoltre sebbene la struttura
dichiari di garantire il percorso di presa in carico del paziente per ciò che attiene ai controlli e followup
provvedendo alla prenotazione diretta di ulteriori esami o visite necessarie alla cura, le interviste ci
dicono invece che nel 6% dei casi i pazienti sono stati rimandati al cup per la prenotazione e nel 50%
sono stati rimandati al MMG per ottenere la prescrizione. Inoltre nel 45% delle strutture non è presente
un servizio telefonico presso il quale rivolgersi in casi di emergenze, dubbi o segnalazioni di effetti
avversi con il conseguente ricorso improprio ai PS per questioni che potevano essere risolte attraverso
una consulenza telefonica. Inoltre non è presente la figura del Case manager nel 78% delle strutture.
Altre criticità emergono sull’attenzione agli aspetti psicologici ancora poco considerati. Oltre il 35% dei
pazienti dichiara che non gli è mai stato chiesto come si sentisse psicologicamente, e proprio questo
aspetto è uno tra quelli che prioritariamente i pazienti segnalano come il più urgente da implementare
insieme alla necessità di abbreviare i tempi e avere a disposizione una struttura con ambienti più
confortevoli per le lunghe attese.
Rispetto alla continuità assistenziale oltre il 60% delle strutture non possiede protocolli o modalità
organizzative per la verifica della continuità assistenziale, e nel 78% non è previsto un referente per
assicurare la continuità assistenziale. La continuità verso setting assistenziali non è garantita nel 60%
delle strutture verso il domicilio, le strutture riabilitative e gli hospice. È spesso sulle spalle dei pazienti e
del caregiver l’individuazione e l’avvio di pratiche amministrative per l’accoglienza in questi setting
assistenziali.